Mercato dell’auto 2016: privati e aziende a gonfie vele

Dataforce, società internazionale di analisi del mercato automotive, inizia a collaborare con “l’Automobile” svelando come si leggono i numeri del mercato, per interpretare correttamente il reale stato di salute del comparto.

di Salvatore Saladino – Dataforce

1. Privati e aziende: una suddivisione poco significativa

Nei primi due mesi del 2016 sono state immatricolate 333.730 automobili nuove (+22,46% rispetto allo stesso periodo del 2015). Ciò significa che oltre trecentotrentatremila automobilisti italiani hanno acquistato una vettura nuova di fabbrica? La risposta è: niente affatto!

Perché i numeri del mercato dell’auto, nel nostro Paese come in tutti gli altri, possono essere analizzati e interpretati, a seconda del lato da cui li si guarda. Spieghiamoci meglio: il totale delle immatricolazioni viene convenzionalmente suddiviso in due grandi famiglie, ovvero i “privati” e le “aziende”.  Ossia in base alla tipologia di cliente e all’utilizzo dell’auto che egli intende fare.

Diciamo quindi che questa prima suddivisione permette un’analisi “basic” sullo stato di salute dell’economia: se il numero dei privati che acquistano un’auto cresce, significa che le famiglie italiane hanno riserve di denaro sufficienti per cambiare l’auto (oppure che hanno fiducia nel futuro e hanno la possibilità di chiedere un prestito per finanziare l’acquisto). Se sale il numero delle aziende che comprano auto, è facile comprendere che l’economia d’impresa si trova in una situazione favorevole allo sviluppo degli investimenti. E che, poiché l’auto è (anche) uno strumento di lavoro, una parte dei capitali possono essere dedicati al rinnovo della flotta.

2. Auto aziendali: vere o false

Ma questa prima, convenzionale, suddivisione, non è sufficiente a interpretare correttamente i trend del mercato. Occorre infatti entrare in un dettaglio maggiore, soprattutto per comprendere quali sono le tipologie di cliente aziendale. Perché non tutti gli acquirenti aziendali sono realmente clienti finali. Per esempio, le Case automobilistiche e i concessionari non lo sono, anche se targano ogni anno migliaia di vetture per i test drive, oppure per smaltire una parte della sovraccapacità produttiva; queste diventano vetture regolarmente targate, che spesso si trasformano in “km zero”, in attesa di trovare un acquirente vero.

Le km zero sono conteggiate quindi nelle statistiche del mercato del nuovo, ma non entrano subito in circolazione, e fanno anche parte dei dati del mercato dell’usato, quando trovano un compratore.

3. True Fleets e Special Channels

Anche le auto immatricolate dai noleggi a breve termine possono essere ritenute vetture aziendali anomale, perché l’utilizzatore non è un unico cliente finale. Dataforce, quindi, ha deciso di “clusterizzare” il mercato in tre segmenti più corrispondenti alla realtà di mercato: privati, “true fleets” (le flotte vere) e “special channels” (canali speciali).

Il segmento true fleets comprende le aziende che effettivamente comprano veicoli per il proprio utilizzo business (comprese quelle che acquisiscono i mezzi tramite leasing finanziario), gli utilizzatori professionali e gli enti (taxi, autoscuole, noleggi con conducente ed enti pubblici), le società di noleggio a lungo termine (che risultano intestatarie di veicoli che vengono ceduti in locazione a effettivi utilizzatori finali aziendali).

Il segmento special channels comprende infine i noleggiatori a breve termine (rent-a-car), le auto-immatricolazioni dei concessionari, le auto-immatricolazioni dei costruttori nazionali (principalmente il Gruppo FCA) e le auto-immatricolazioni degli importatori (le case costruttrici estere che operano in Italia).

Analizzando i dati di mercato attraverso questa suddivisione, si riesce a interpretare l’andamento del mercato con migliore efficacia.

4. Chi va bene e chi va male

Nei primi due mesi del 2016, il mercato dei privati ha fatto segnare un incremento del 38% rispetto a gennaio e febbraio 2015: dunque questo comparto è cresciuto di 11 punti percentuali in più rispetto al total market. Le flotte vere, invece, hanno registrato un attivo del 13,7%, ma con un andamento molto differente per ciascun canale true fleets: gli acquisti diretti delle società sono cresciuti del 39%, gli utenti professionali e gli enti sono crollati del 50%, i noleggi a lungo termine hanno consolidato il risultato del 2015 con una crescita compresa tra il 2 e il 3%.

Il vero trionfatore del comparto business, dunque, è il canale degli acquisti aziendali diretti. Mentre il long rent risente dell’effetto negativo innescato dal “super-ammortamento”, il provvedimento legislativo contenuto nella Legge di Stabilità 2016 che consente un ammortamento maggiorato del 40% sugli acquisti di beni strumentali, ma soltanto sui costi di acquisto e non su quelli di gestione. La norma sul super-ammortamento ha favorito quindi gli acquisti diretti (e il leasing finanziario), che infatti sono cresciuti in modo vigoroso, ma ha penalizzato il noleggio a lungo termine, perché quest’ultimo comprende nel canone una quota parte relativa ai servizi assicurativi e di manutenzione, che non può essere “super-ammortizzata”.

Negli special channels, infine, i noleggi a breve termine sono cresciuti quasi in linea con l’andamento del total market (+30% circa), mentre le auto-immatricolazioni delle concessionarie sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Le auto-immatricolazioni dei costruttori sono crollate invece del 58%, mentre quelle degli importatori sono aumentate del 16,5%.

Protagonisti assoluti del mercato dell’auto nel primo periodo del 2016 sono quindi i privati e le aziende che acquistano direttamente: un indicatore del buono stato di salute dell’economia reale. La crescita meno vigorosa del noleggio a lungo termine, al contrario, rappresenta un piccolo campanello d’allarme. Che va monitorato nei prossimi mesi con estrema attenzione.

5. Chi è Dataforce

Dataforce è una società di analisi di mercato che opera a livello internazionale, fornendo all’industria automobilistica informazioni ad alto contenuto qualitativo concernenti le flotte e, più in generale, i vari canali di vendita presenti sui mercati. Fondata nel 1997, la società ha il proprio quartiere generale in Germania a Francoforte sul Meno, dove lavorano oltre 60 dipendenti, e diverse filiali in tutto il mondo. Quella italiana è a Roma e la responsabilità è affidata al Country Manager Salvatore Saladino, l’autore di questo articolo.

La mission di Dataforce è portare “trasparenza nel mercato delle flotte”: un obiettivo perseguito attraverso una rigorosa segmentazione di mercato che permette analisi approfondite e facilita la possibilità di confrontare le tendenze presenti nei diversi paesi. Nata come azienda focalizzata sul mercato tedesco ed europeo, negli ultimi anni Dataforce ha intrapreso un processo di espansione internazionale. In tale contesto sono stati instaurati stretti rapporti di cooperazione con i maggiori protagonisti del settore automobilistico.

Oggi Dataforce è riconosciuta come uno dei principali fornitori di dati e analisi in Europa e in Cina relativamente alle immatricolazioni del nuovo. Il portafoglio prodotti e servizi è formato da sofisticate banche dati per le statistiche sull’immatricolato insieme a informazioni specifiche su tutte le società e i professionisti che utilizzano vetture e veicoli aziendali, a cui si aggiungono i progetti di ricerca di mercato e consulenza.

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