Le ibride in Europa

Intervista a Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia azienda con sede a Francoforte e specializzata nell’analisi del mercato automobilistico europeo e mondiale. Con lui abbiamo voluto fare il punto sulle ibride in Europa e Italia.

Quanto valgono oggi le ibride in Europa?
“Considerando i primi 20 paesi europei in termini di volume di nuove immatricolazioni, ovvero quelli sopra le 100.000 unità vendute, il peso delle motorizzazioni ibride è appena al di sotto del 2%, ovvero 1,98%. Si va da un minimo dello 0,02% della Repubblica Ceca, a un massimo della Norvegia con il 18,19%. Guardando invece al numero totale di vetture e veicoli ibridi immatricolati fino a ottobre 2016, è il Regno Unito in testa a tutti, con 65.944 unità, seguito da Francia, Germania, Italia e Norvegia, a chiudere la classifica dei primi 5 Paesi”

In quale canale le ibride riscuotono più successo, tra privati, società o noleggio?
“Il noleggio, per come lo intendiamo noi, non è comparabile con molti dei paesi europei quindi distinguiamo fra immatricolazioni a privati e quelle che chiamiamo “True Fleets”, ovvero le flotte vere (che in Italia contengono anche il noleggio a lungo termine). Guardando il totale delle immatricolazioni ibride, i privati hanno la leadership: 138.191 veicoli contro i 107.031 delle flotte. Anche se in alcuni paesi la classifica si inverte come nel caso del Regno Unito (dove le ibride a società sono ben 31.712 mentre quelle vendute a privati 23.629), della Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Polonia”

E quale è la situazione sul nostro mercato?
“L’Italia è molto sbilanciata a favore dei privati, 20.491 targhe contro le 7.124 registrate a società e noleggio lungo termine, il 65% di tutto il mercato delle ibride del nostro paese”

Quali sono i mercati europei dove le ibride vanno meglio?
“In assoluto la Norvegia è il miglior esempio di come buone politiche di sostegno e sviluppo a favore di motorizzazioni a basso impatto ambientale possano dare ottimi risultati. Non scordiamoci di come la Norvegia sia il quarto mercato mondiale delle plug-in e addirittura la prima al mondo per veicolo elettrico pro-capite (21 x 1000), con una quota dell’elettrico del 12,83%. A parte la Norvegia, dal secondo al quinto posto per peso dell’ibrido, troviamo nell’ordine Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Svizzera, con quote di mercato dal 3% al 5,6%. L’Italia è undicesima con una quota dell’1,81%.”

Nel frattempo l’industria automobilistica ha deciso di puntare anche sull’ibrido plug-in, ricaricabile anche a una presa di corrente o a una colonnina in strada. Quanto vale oggi l’ibrido plug-in in Europa?
“Sempre nei primi 20 paesi europei, le plug-in a fine ottobre 2016 sono 80.026. Il Regno Unito è quello che ne immatricola di più (22.501), seguito dalla Norvegia (17.195). Tutti gli altri paesi sono al di sotto delle 10.000 immatricolazioni. Guardando però al peso delle plug-in rispetto al resto delle ibride per singolo mercato, la Norvegia torna prima assoluta con un altissimo 60,96%, seguita da lontano da Svezia (39,85%), Belgio (35,53%), Paesi Bassi (34,43%) e Regno Unito (34,12%). L’Italia è penultima e diciannovesima con solo il 2,73% di quota per le ibride plug-in rispetto alle altre ibride”

Cosa dobbiamo aspettarci per le ibride nei prossimi anni in Europa e in Italia?
“Riduciamo il perimetri di analisi ai seguenti 7 paesi europei, ovvero Germania, UK, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi. Il totale delle immatricolazioni per questi sette paesi chiuderà il 2016 al di sotto dei 12 milioni di vetture e veicoli. Solo nel 2019, secondo i nostri dati, si riuscirà a superare tale soglia ma di fatto il mercato rimarrà stabile con una leggerissima crescita. Guardando alle ibride, nei prossimi anni il valore medio degli eventuali incentivi è prevedibile attendersi che andrà diminuendo, fino ad azzerarsi a favore delle ibride plug-in e soprattutto delle elettriche. Anche la risposta del consumatore in termini di maggior prezzo che è disposto a pagare per avere un veicolo a basso impatto ambientale sarà nettamente a favore dell’elettrico puro e decisamente bassa, se non nulla, per veicoli ibridi. Se, come gli analisti stimano, nel 2022 le infrastrutture di ricarica non saranno più un problema, forse l’ansia da autonomia che oggi frena tanto l’elettrico potrebbe lasciar spazio a uno scenario ben diverso da quello odierno, sempre a patto che un veicolo elettrico, per esempio di segmento B, non costi più di 1.000 euro rispetto al suo corrispondente a benzina o diesel. In altre parole: se nei prossimi anni la crescita dell’ibrido non sarà forte sarà solo perché l’elettrico avrà ricevuto la maggior parte o tutti gli incentivi governativi e che le infrastrutture di ricarica siano finalmente sufficienti a farci dimenticare dell’ansia da autonomia”

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